DOSSIER GIOVANI

DOSSIER GIOVANI - UNO SGUARDO SULLA CONDIZIONE GIOVANILE IN ITALIA
di Maurizio Qualiano
L’idea di questo dossier è stata stimolata da due fatti accaduti l’estate scorsa, apparentemente slegati tra loro e lontani nello spazio e nella ideazione, ma che hanno avuto in comune l’età dei protagonisti.
Il primo è un fatto odioso accaduto a Fano, sulla riviera adriatica, in occasione di una ‘notte bianca’, manifestazione con innocenti intenti commerciali e goderecci, (di solito con cocktail di bevute e divertimento, di ballo e sballo), in cui una ragazza è stata vittima di una violenza da parte di tre giovani coetanei, di una città limitrofa, che aveva conosciuto la sera stessa. L’hanno condotta a forza in spiaggia senza che nessuno abbia capito o sospettato cosa sarebbe successo.
Il secondo è un evento celebrato ad agosto a Madrid, in uno scenario vigoroso di solidarietà, altruismo e forti emozioni, cioè l’annuale Giornata Mondiale della Gioventù.
Si fa fatica a coniugare questi due eventi ed ad attribuirli alla medesima categoria di persone: i giovani, che rappresentano il frutto, il “prodotto” e la responsabilità di un intera nazione.
Oggi, come ieri, sono al centro di accesi dibattiti e di importanti riflessioni che, comunque, hanno il risultato di chiarire poco e di confondere molto. I giovani rappresentano la forza di domani, la prossima classe che dirigerà il Paese: contribuirà a renderlo più ricco, più colto e più moderno oppure più cinico, più decadente e più egoista?
I giovani destano interesse spesso perché rappresentano un fenomeno sociale, un modello da imitare o da evitare o, peggio, una semplice categoria di consumatori da blandire.
Da molte parti si legge che: l’Italia non è un paese per giovani.
I media, quando ne parlano, sottolineano soprattutto la mancanza di ideali e di valori certi (che vadano al di là del lusso temporaneo), la dedizione alla rete ed ai social network (che alle volte sfiora la dipendenza), la ricerca esasperata ed edonistica di modelli fisici e di comportamenti alla moda, la frequentazione di luoghi accomunanti dove consumare musica, alcol ed altro.
E non solo i media. Nella sentenza con cui il Giudice delle indagini preliminare ha ordinato l’arresto e imposto il carcere ai tre ragazzi autori dello stupro di Fano, tutti incensurati, studenti e di famiglia “perbene”, il magistrato ha espresso «vivo sconcerto per il modello educativo in campo sessuale cui facevano riferimento i ragazzi autori della violenza, i quali sembrano vivere come normale ed adeguata una sessualità ‘rapace’, senza neppure mostrare di aver compreso il disvalore sociale delle loro condotte».
A Madrid, invece, nei caldi giorni di dopo ferragosto, si sono dati appuntamento migliaia di giovani provenienti da più di 190 nazioni, per testimoniare la propria fede, il proprio entusiasmo e una grande speranza. Si sono riversati nelle strade cantando, suonando e ballando, insegnandosi vicendevolmente canti e danze tipici dei loro Paesi. Il caldo è stato tantissimo tant’è che i madrileni buttavano acqua dai balconi e i “bomberos”, ovvero i pompieri, hanno dovuto innaffiare le folle accaldate.
«Radicati e fondati in Cristo, saldi nella fede” è stato il tema della XXVI Giornata Mondiale della Gioventù, che ha avuto un successo ed una partecipazione straordinaria. Lo spirito con cui i giovani di ogni parte del mondo hanno partecipato a questo evento si può sintetizzare con la seguente frase:.
Che dire? Di fronte a tanto entusiasmo rimaniamo disarmati.
Per comprendere meglio questo variegato mondo giovanile diamo ai lettori alcune informazioni che riteniamo importanti.

LA CONDIZIONE GIOVANILE SECONDO I DATI STATISTICI
Quando si parla di condizione giovanile il pensiero corre subito alla situazione lavorativa ed alle opportunità che la società offre loro.
In Europa scopriamo che la percentuale di giovani lavoratori sta diminuendo in quasi tutti gli Stati membri ed i motivi sono molteplici. Da ricercarsi: nella diminuzione generalizzata del tasso di natalità; che riduce sempre più il rapporto tra giovani e adulti/anziani, nella possibilità di accesso all’istruzione superiore più diffusa di un tempo, che impegna i giovani per più anni, ma anche nella maggiore vulnerabilità dei giovani lavoratori alla recessione economica, perchè i datori di lavoro, reagendo alla crisi economica, riducono le assunzioni di nuovi giovani o si sbarazzano per prima di loro.
Il tasso di disoccupazione giovanile nell’UE a 25 è del 18,7 %, vale a dire più di due volte superiore al tasso di disoccupazione complessivo (9,0 %). In molti Stati membri dell’UE i tassi di disoccupazione giovanile sono aumentati, progressivamente, nonostante si contino meno giovani in seno a una popolazione che sta, in generale, invecchiando.
In Italia le cose non vanno meglio, anzi siamo al di sopra della media europea .
L’ISTAT ha comunicato che a luglio scorso il tasso di disoccupazione giovanile è “sceso” per il secondo mese consecutivo, attestandosi al 27,6% con una diminuzione congiunturale di 0,2 percentuali. L'Istat ha anche sottolineando che questo indice è il più basso dal settembre del 2010. Magra consolazione se consideriamo che comunque più di un giovane su quattro non lavora e non trova lavoro.
Invece il dato complessivo sulla disoccupazione generale è rimasto stabile attestandosi all’8%. A luglio sono oltre 2 milioni (2.009mila) i disoccupati, in aumento dello 0,3% rispetto a giugno. "Si è arrestata l'emorragia di posti di lavoro rispetto al periodo prima della crisi - hanno spiegato i tecnici dell'Istat - ma la ripresa del mercato del lavoro è modesta". Siamo un Paese con una economia in bilico, che non progredisce e non tracolla, e per rimanere nella situazione di stallo attuale accetta di sacrificare le energie migliori e di mantenere, sul suo territorio, ampie aree di disuguaglianza e arretratezza.
“Emergenza giovani nel Sud dell'Italia: "due su tre sono a spasso'', ossia senza un'occupazione, e oltre il 30% dei laureati under 34 non lavora e non studia”.(La Repubblica del 29.7.2011).
A lanciare l'allarme è il Rapporto Svimez (Associazione per lo sviluppo dell’industria nel Mezzogiorno) sull'economia del Mezzogiorno, che sottolinea come in Italia, pur lasciando alle spalle la recessione più grave dal dopoguerra, il Sud arranca con una economia senza prospettive, dove le famiglie hanno difficoltà a spendere e il tasso di disoccupazione effettivo vola al 25%, considerando chi il lavoro lo vuole, ma non sa dove cercarlo''.
Nel 2010 - si legge nello studio - il tasso di disoccupazione nel Sud (13,4%) è stato più del doppio del Centro-Nord (6,4%). con punte del 25,3% nel Mezzogiorno.
Nel Mezzogiorno - secondo i dati del Rapporto - il tasso di occupazione giovanile (15-34 anni) è giunto nel 2010 ad appena il 31,7% ( cioè i giovani che non lavorano o che non trovano lavoro sono più del 68%)
"La questione generazionale italiana - segnala la Svimez - diventa quindi emergenza e allarme sociale nel Mezzogiorno''. Quasi un terzo dei diplomati ed oltre il 30% dei laureati meridionali under 34 non lavora e non studia. Uno spreco di talenti inaccettabile''. In sette anni (2003-2010), al Sud, gli inattivi (né occupati né disoccupati), sono aumentati di oltre 750mila unità.

Quale futuro per gli odierni giovani?
L’Italia è uno dei Paesi più vecchi e longevi al mondo. Nel 2030 gli anziani over 64 anni saranno più del 26% della popolazione totale: ci saranno 4 milioni di persone non attive in più e 2 milioni di attivi in meno. Il sistema pensionistico dovrà confrontarsi con seri problemi di compatibilità ed equità.
Il 42% dei giovani che oggi lavorano non arriverà a mille euro di pensione. Lo dice il CENSIS che a luglio 2011 ha presentato i risultati del primo anno di lavoro del progetto «Welfare, Italia. Laboratorio per le nuove politiche sociali» di Censis e Unipol
Servizi sanitari pagati sempre più di tasca propria, bisogni di assistenza affrontati con equilibrismi familiari, futuro incerto per le pensioni dei giovani. La «generazione mille euro» avrà ancora meno a fine carriera.
I due quinti dei lavoratori dipendenti 25-34enni di oggi andrà in pensione intorno al 2050 con meno di mille euro al mese. In molti si troveranno ad avere dalla pensione pubblica un reddito addirittura più basso di quello che avevano a inizio carriera. E la previsione riguarda i più «fortunati», cioè i 4 milioni di giovani oggi inseriti nel mercato del lavoro, con contratti standard: poi ci sono un milione di giovani autonomi o con contratti atipici e 2 milioni di giovani che non studiano né lavorano.
I SOCIAL NETWORK
Facebook, MySpace, Twitter, YouTube sono piazze virtuali dove si calcola che passeggino più di 500 milioni di persone. I giovani sono i più attivi ed efficaci consumatori di questi prodotti della rete, a cui affidano buona parte della loro privacy. Postano foto, si confidano con amici virtuali, dichiarano i propri stati d’animo, consapevoli di avere centinaia, migliaia di ‘amici’ con cui dialogare, ma con cui forse non si vedranno mai realmente.
In Italia sono già 18 milioni gli appassionati frequentatori delle piazze virtuali e, soprattutto tra i giovani, è diventato un segno distintivo e dei tempi. Guai a non avere una bacheca personale dove mostrarsi, o un profilo per partecipare ai gruppi di contatto.
Secondo i risultati dell’indagine europea “Social Network, Age and Privacy” condotta dal network Eu Kids Online, il cui nodo italiano è l'Osservatorio sulla Comunicazione dell'Università Cattolica di Milano, vi è scarsa attenzione alla privacy, nei social network, anche nei confronti degli utilizzatori più piccoli.
La ricerca condotta su 25.000 ragazzi dai 9 ai 16 anni in 25 paesi europei ha confermato una presenza massiccia dei minori sui Social Network, soprattutto su Facebook che resta in assoluto il più popolare, tanto che il 38% dei bambini dai 9 ai 12 anni ha un profilo e la percentuale arriva al 77% nella fascia dai 13 ai 16 anni. I social network più diffusi hanno posto come limite d'età i 13 anni, ma è evidente che questo tipo di divieto è inutile, visto che i ragazzi under 13, pur di avere i propri profili su Facebook e simili, sono disposti a dichiarare un'età falsa. Molti genitori sono in allarme perché vedono i propri figli con una finestra aperta sul mondo, che non è facile richiudere e che può far entrare chiunque, con qualsiasi intenzione. Le prime reazioni sono di divieto all’uso dei social network, ma la lotta è dura e l’età di accesso alla rete, e di frequentazioni delle piazze virtuali, va calando sempre di più.
Gli esperti dicono, che per difendersi dalle intrusioni è fondamentale il settaggio iniziale del profilo: meno si scrive, meno vi è di dominio pubblico. In teoria il mio profilo dovrebbe essere aperto e accessibile solo ai ‘miei amici’, o almeno a chi do il consenso di accedervi. Ma se questo non lo esplicito, la pagina resta aperta per tutti. Il problema è più delicato con le mie foto che inseriscono gli amici e che vengono a far parte della mia bacheca. Se non nego l’autorizzazione a pubblicarle, queste possono fare il giro della rete. E non si sa mai da chi e come possono essere usate.
I giovani usano i social network principalmente per mostrarsi, per non nascondersi ed avere un luogo per apparire e ricevere una forma di riconoscimento. L’utilizzo non è soltanto edonistico ma risponde anche a funzioni di ricerca, contatto e raccolta, di idee, appuntamenti, di informazioni.
Anche se alcuni recenti, e rari, fatti di cronaca hanno evidenziato come la rete possa essere usata anche come una fonte di finanziamento dei propri capricci (eclatante il caso della dodicenne di Treviso che, per aggirare il divieto dei genitori, vendeva on line le proprie foto osè in cambio di ricariche telefoniche o danaro per acquistare capi firmati).
Gli adolescenti (under 18) sono felici di barattare la loro privacy con l’apparire. Gli adolescenti sono sensibili al confronto con gli altri sia nella realtà che in rete. Appaio dunque sono, sembra il punto nevralgico della nostra cultura di oggi. Per loro conta accumulare contatti ed è facile trovare ragazzini con 1500 amici e a quel punto il flusso delle informazioni non è più gestibile.
Per il prof. Giuseppe Riva, docente di psicologia della Comunicazione alla Cattolica di Milano, sarebbe necessario un corso di formazione per i ragazzini che vogliono accedere ai social network, ed anche per i genitori. Servirebbe. una sorta di patentino che dia la sicurezza di avere tutte le informazioni importanti che servono per viaggiare sul web (media education).
Oltre all’utilizzo della propria immagine, un pericolo, spesso sottovalutato, è la perdita della proprietà intellettuale. “Pochi sanno che quello che metti su Facebook appartiene al social network per 70 anni. Se con la mia band di tredicenni faccio un video e lo metto in rete e divento famoso, perdo i diritti sul video, che non mi appartiene più”.
I Consulenti Familiari possono ricopprire un ruolo importante nel supportare le famiglie e i loro componenti in questo delicato approccio col mondo della rete. Non solo in consulenza, per sostenere chi si trova ad affrontare problematiche del genere con gli adolescenti, ma anche organizzando eventi di media education (educazione all’utilizzo consapevole dei mezzi di comunicazione di massa) o corsi genitori, in cui fornire le principali informazioni sui social network, sulle regole da conoscere prima di accedervi, sui comportamenti da tenere con gli ‘appassionati’ del web.
La sicurezza sul web.
Vi sono molti siti che si occupano di sicurezza e tutela della privacy sul web e sono una importante fonte di informazioni per chi intende navigare nella rete in tranquillità e sicurezza per sé e per i propri figli. Abbiamo tratto da SicuramenteWeb, il sito della Microsoft che si occupa di sicurezza della privacy, le seguenti risposte alle cinque domande più frequenti dei genitori.
Dove è meglio tenere il p.c.?
Evitare la cameretta. Meglio la sala. Il pc non è un diario segreto.
Come posso bloccare i siti pericolosi?
Con vari programmi “parental control” che si possono installare sul pc. Molti sono gratuiti, visualizzano le attività dei bambini e avvisano via mail se questi chiede di accedere a un sito proibito.
Come faccio a mantenere la privacy su Facebook?
Spiegate ai figli che devono fare attenzione prima di postare le foto. E’ vero che possono cancellarle, ma se qualcuno le ha già copiate, le foto restano in circolo.
Dobbiamo avere paure del cyber bullismo?
Il vero pericolo sta nel mettersi troppo a nudo: si diventa più vulnerabili, ci si espone e si rilevano preziose informazioni su di sé. I pedofili pescano nei social network, anche se poi adescano in luoghi meno pubblici.
Un consiglio per gli adolescenti?
Che non concedano amicizia sul web a chi non conoscono. Che sappiano contattare un moderatore, se qualcosa non va. Infine, non facciano cose che non farebbero in strada. Non si mettano a nudo, insomma, non solo fisicamente.
LA QUESTIONE GIOVANILE COME PROBLEMA SOCIALE
La generazione adulta di oggi non perde occasione per criticare nei giovani ciò che anch’essa ha contribuito a produrre. Li accusa di non avere ideali e valori, di essere vuoti e indifferenti al mondo, interessati solo ai beni materiali, poco riconoscenti. I padri denunciano il fallimento del passaggio di testimone alla generazione dei figli.
Ma poi non fanno nulla, o almeno nulla di particolarmente incisivo e rilevante, per consentire questo passaggio di ‘testimone’, per formare la nuova classe dirigente, per dare spazio ad idee nuove e giovani.
“Le persone della mia generazione vivono nell'inconscia convinzione che il mondo finirà con loro", sostiene Francesco Stoppa, analista, psicoterapeuta e docente a Pordenone, autore del libro: ‘La Restituzione. Perché si è rotto il patto tra le generazioni’.
Qual è il prezzo di essere figli in una società immobilizzata nel suo eterno presente, a contatto con genitori tanto premurosi quanto distratti e per nulla disposti a farsi da parte?
Nelle giovani generazioni si osserva sempre più spesso una condizione di malessere esistenziale in cui si mescolano instabilità emotiva, comportamenti contraddittori, scarsa fiducia in se stessi e molti altri sintomi di fastidio.
La tesi di Stoppa è che questo diffuso malessere evidenzia le dinamiche profonde della società, delle strutture familiari e in generale delle relazioni intersoggettive contemporanee.
Ogni generazione reca in sè un mondo di valori, ma anche l’insieme delle esperienze e dei superamenti di momenti critici che consentono al bambino di diventare adulto, un certo adulto e un certo essere sociale. E’ attraverso questo bagaglio di valori ed esperienze, in parte trasmessogli dai genitori, in parte frutto delle proprie prese di coscienza, che il bambino di ieri, oggi divenuto a sua volta padre, crescerà la nuova generazione dei figli: un .patto intergenerazionale che consente il passaggio di testimone da una generazione all’altra e permette di restituire alle nuove generazioni ciò che si è ricevuto dai propri padri.
Oggi questo patto si è infranto: sembra esistere un’unica generazione giovane per sempre, un pensiero unico, un solo tempo (l’eterno presente del life is now), un mondo senza confini. Senza passaggio di testimone, però, la corsa si arresta e le identità si indeboliscono e si atrofizzano. Capire come e perchè ciò sia avvenuto è lo sforzo di comprensione che ognuno di noi dovrebbe fare all’interno delle proprie realtà ed è il percorso di rimarginazione della ferita provocata dalla rottura del patto generazionale.

LA QUESTIONE GIOVANILE COME PROBLEMA POLITICO
“I giovani sono fotogenici, tutti ne parlano nessuno li conosce”.
Con questo incipit Franco Ferrrarotti, (professore emerito di Sociologia dell’Università di Roma La Sapienza e decano dei sociologi italiani) inizia il suo libro “La strage degli innocenti. Note sul genocidio di una generazione”
In questo saggio, in cui già il titolo fa tremare le vene ai polsi, Ferrarotti, conferma come la generazione giovanile sia stata completamente dimenticata dalla politica e dalla società ed anzi come vi siano diversi ed allarmanti indizi che questa dimenticanza sia consapevole e proditoria.
Indizi che vanno dall’azzeramento del problema (non si parla del futuro dei giovani in una società senile, non si parla di loro né con loro); al tentativo di scaricare sui giovani, definendoli bamboccioni, la chiusura, l’emarginazione e la precarietà in cui la politica, o meglio, la mancanza di una visione politica strategica sulla istruzione, sulla ricerca e sulla meritocrazia, li ha relegati, Si enfatizza la circostanza che vi sono più di due milioni di giovani che non cercano lavoro, creando un salto paradigmatico in cui le vittime diventano responsabili della propria condizione. Senza contare che la rappresentatività democratica viene sostituita dalla spettacolarizzazione e personalizzazione della politica, con una comunicazione sociale semplificata e compiacente, a cui si aggiunge una meritocrazia soltanto dichiarata, ma sostanzialmente sostituita da un turnover dinastico (la parentopoli è ovunque) o da capacità e doti telegeniche.
Pubblichiamo interamente la prefazione di Franco Ferrarotti all’ultima edizione del suo libro, perché ci appare come una sintesi mirabile degli sforzi, dei malesseri, dei malumori, degli scoraggiamenti e delle frustrazioni dei giovani d’oggi
<Tuttavia, i giovani continuano a fare problema. La società è cambiata, sono mutati gli ordinamenti scolastici e i rapporti e di produzione. Ma il problema giovanile è rimasto aperto.
Oggi si calcola che, in Italia, un giovane su tre sia senza lavoro; non solo, c’è un dato più preoccupante. Un numero crescente di giovani rinuncia a cercare un lavoro, non continua a studiare, vive o sopravvive alla giornata. Sono chiamate in causa non soltanto le società tecnicamente progredite, ma anche quelle, come si dice, ‘emergenti’. Nella prospettiva del passato prossimo, dalla scossa del ‘68, sconfitta certamente anche dallo scarso acume analitico dei contestatori con riguardo alle forze in gioco, o al Movimento della pantera e, oggi, alle manifestazioni degli studenti contro i tentativi della ufficialità di indebolire l'università pubblica a favore delle scuole private e confessionali, i giovani sono in prima fila, ma appaiono perdenti. Una volta di più, le istituzioni si avvitano su se stesse in una miope reazione difensiva.
E’ chiaro che i giovani di oggi non vogliono più “cambiare il mondo”, non pretendono tutto e subito, si contentano di un posto a tempo indeterminato che li faccia uscire dal limbo del precariato che succhia le loro energie, distrugge le loro speranze. Per guadagnare un briciolo di ascolto e di visibilità sono saliti sui tetti, forse non immemori del monito ‘predicate super tecta’. Per contaminazione mimetica, anche se la matrice della protesta giovanile è diversa da paese a paese, l'insorgenza studentesca e giovanile sembra contagiare anche i paesi emergenti del nord Africa.
Non è più soltanto una questione corporativa. I giovani pongono il problema dell'attuazione pratica di una democrazia di base, non più “per pochi”, non più “truccata”, non fossilizzata in una struttura sociale immobile, non mortificata dal dogmatismo del pensiero unico e dal conformismo di massa, consolidato dalla manipolazione psicologica.
Con le manifestazioni odierne, i giovani europei, dall'Italia all' Inghilterra e alla Francia, reclamano un risveglio coerente del pensiero critico per una riforma effettiva dell'università, contro i politici distratti e i professori demotivati. La protesta vuol farsi progetto. La dimensione pedagogico formativa, in una società tesa unilateralmente alla massimizzazione del profitto privato, è stata sottaciuta, dalla destra come dalla sinistra, da tutte le agenzie di socializzazione primaria, dalle famiglie, dalle associazioni volontarie, dalle chiese, dai sindacati. Si è permesso alla TV di sostituirsi alle fondamentali istituzioni educative. Un mezzo di comunicazione, per definizione tanto incisivo quanto eticamente irresponsabile, si pone oggi come fonte di informazione, ma anche inevitabilmente di formazione, spesso deformante.
Mi viene alla mente una frammento di Nietzsche dell'ottobre 1876 ,che cito a memoria: "Non si trovano più educatori; con questo termine si pagano individui che a loro volta non sono educati. Ci sono insegnanti, ma non educatori; stallieri ma non cavalieri".
Roma, gennaio 2011

Da qui, da queste crude e coerenti considerazioni su una incolpevole e pilotata condizione giovanile, pensiamo che bisogna partire, o ripartire, per ricostruire quel patto generazionale, infranto, svalutato o semplicemente dimenticato.
Ognuno nel suo ambito, grande o piccolo che sia, ognuno con quello che sa, ognuno con quello che fa.

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FONTI GIORNALISTICHE E BIBLIOGRAFICHE
-La restituzione. Perché si è rotto il patto tra le generazioni. di Francesco Stoppa, Feltrinelli 2010.
-La strage degli innocenti. Franco Ferrarotti, Armando editore, 2011.
-FACTS. Agenzia europea per la sicurezza e salute sul lavoro. http://www.osha-europa.eu/
-Economy online. Tutto su economia e finanza. http://www.economyonline.it/
-ISTAT. Istituto centrale di statistica.
-CENSIS. Centro studi investimenti sociali. http://www.censis.it/
-SVIMEZ. Associazione per lo sviluppo dell’industria nel Mezzogiorno. http://www.svimez.it/
-Istituto degli innocenti di Firenze, per i diritti dell’infanzia. http://www.istitutodeglinnocenti.it/
“Social Network, Age and Privacy” di EuKids Online
-La repubblica. Quotidiano digitale. www.larepubblica.it
-Io donna. Caduti nella rete. Settimanale del Corriere della sera.
-Sicuramenteweb.it. Sito per la sicurezza informatica di Microsoft.

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